Il Labrador chocolate: colore, genetica, salute e miti

Indice della guida
Il chocolate è il colore del Labrador che la gente cerca di più e di cui si dicono più cose sbagliate: che è una varietà a parte, che è “più raro”, che i cani sono più matti, che i “silver” sono chocolate chiari. Mettiamo in fila quello che si sa davvero, con le fonti.
Che cosa dice lo standard
Lo standard FCI n° 122, nella versione del 30 settembre 2022, è breve sul colore:
Completamente nero, giallo o fegato-cioccolato. Il giallo va dal crema chiaro al rosso volpe, il fegato/cioccolato va dal chiaro allo scuro. Ammissibile una macchiolina bianca sul petto.
Tre colori, tutti con lo stesso peso. Il chocolate non è una varietà separata e non ha uno standard diverso: stessa taglia, stessa testa, stessa “coda di lontra”, stesso carattere richiesto. La gamma ammessa va dal marrone chiaro al marrone scurissimo, e nessuna delle due estremità vale più dell’altra.
Fra i difetti eliminatori lo standard elenca “qualsiasi altro colore del mantello o combinazione di colori”. Torneremo su questa riga parlando dei “silver”.
Per gli occhi lo standard chiede “marrone o nocciola”: nel chocolate sono di norma più chiari che nel nero, spesso color nocciola o ambra, e nei cuccioli possono essere ancora più chiari nelle prime settimane.
Come nasce il colore: due geni, tre colori
La genetica del colore del Labrador è una delle più semplici fra tutte le razze. Bastano due geni.
Il primo, chiamato B (gene TYRP1), decide se il pigmento scuro è nero oppure marrone. La forma B produce nero ed è dominante; la forma b produce marrone ed è recessiva. Un cane è chocolate solo se ha due copie di b: bb. Con una sola copia (Bb) è nero, ma “porta” il chocolate.
Il secondo, chiamato E (gene MC1R), decide se il pigmento scuro viene depositato nel pelo oppure no. Con almeno una copia di E il pelo si colora di nero o di marrone secondo il gene B. Con due copie di e (ee) il pelo non riceve pigmento scuro e il cane è giallo, qualunque cosa dica il gene B.
| Genotipo | Colore |
|---|---|
| B_ E_ | nero |
| bb E_ | chocolate |
| _ _ ee | giallo |
Il trattino basso vuol dire “qualsiasi forma”. Da questa tabella discendono tutte le regole che gli allevatori conoscono a memoria:
- Due chocolate non danno mai un nero. Entrambi sono bb e possono trasmettere solo b. Possono dare gialli, se entrambi portano e.
- Due neri possono dare chocolate, se entrambi sono Bb. In media un cucciolo su quattro.
- Due gialli non danno mai né neri né chocolate: entrambi sono ee e trasmettono solo e.
- Un giallo può “nascondere” il chocolate. Un giallo bb ee ha il pelo giallo ma il pigmento marrone su tartufo, labbra e palpebre: gli allevatori lo chiamano Dudley. Lo standard non parla del colore del tartufo, ma in esposizione la pigmentazione chiara viene penalizzata, e un giallo Dudley trasmette b ai figli.
Un esempio dalla nostra casa. Nella cucciolata di aprile 2026 la madre era Ginger, nera, e il padre Nabucco, chocolate: sono nati cuccioli neri e cuccioli chocolate. Un nero con un chocolate può dare chocolate solo se il nero porta b, quindi ora sappiamo che Ginger è Bb. Nessun test: è la genetica che si legge nella cucciolata.
Il test del DNA per il colore esiste, costa poco e dice in anticipo cosa può nascere da un accoppiamento. Non è un test di salute e non va confuso con il profilo del DNA depositato presso Vetogene, che serve a certificare la genealogia.
“Silver”, “charcoal”, “champagne”: non sono chocolate
Da qualche anno circolano Labrador dal mantello grigio-argento venduti come “silver”, con gli occhi molto chiari e prezzi alti, presentati come “chocolate rari”. Non lo sono.
Sono cani con un terzo gene, quello della diluizione (gene MLPH, forma d), in doppia copia: d/d schiarisce il pigmento di base. Un chocolate diluito diventa silver, un nero diluito diventa charcoal, un giallo diluito diventa champagne. Un chocolate chiaro da standard ha il pelo marrone e gli occhi nocciola; un silver ha il pelo grigio con riflessi metallici e gli occhi quasi gialli. Si distinguono a colpo d’occhio.
Per lo standard FCI sono “qualsiasi altro colore del mantello”: difetto eliminatorio. Nella storia documentata della razza il gene della diluizione non compare, e la sua comparsa improvvisa in alcune linee è l’indizio di un incrocio con un’altra razza in cui quel gene è comune. In più, nei cani diluiti di diverse razze è descritta l’alopecia da diluizione del colore, una fragilità del pelo che non riguarda i tre colori normali.
Chi vi propone un Labrador “silver con pedigree” vi propone due cose che non stanno insieme.
Un po’ di storia
Il chocolate è il colore arrivato per ultimo alla ribalta. I primi Labrador erano quasi tutti neri, come il loro antenato di Terranova (ne parliamo nella storia della razza). Il primo cucciolo “liver” registrato nasce nel 1892 nel canile dei duchi di Buccleuch, in Scozia, e per decenni il colore resta una rarità che molti allevatori scartano. Solo dagli anni Sessanta del Novecento il chocolate viene selezionato di proposito, e dagli anni Ottanta diventa il colore più richiesto dalle famiglie.
Questa storia spiega una cosa importante: i chocolate di oggi discendono da un numero di soggetti più piccolo rispetto ai neri, e per fissare un colore recessivo bisogna accoppiare fra loro cani che lo portano. Le conseguenze si vedono nel prossimo paragrafo.
Salute: cosa dice lo studio più grande
Nel 2018 un gruppo guidato da Paul McGreevy, dell’Università di Sydney, con il programma VetCompass del Royal Veterinary College di Londra, ha analizzato le cartelle cliniche di 33.320 Labrador seguiti dai veterinari di base inglesi nel 2013. È lo studio più ampio mai fatto sulla razza, ed è ad accesso libero.
I risultati sul colore sono netti:
| Chocolate | Nero | Giallo | |
|---|---|---|---|
| Otite esterna | 23,4 % | 12,8 % | 17,0 % |
| Dermatite piotraumatica (hot spot) | 4,0 % | 1,1 % | 1,6 % |
E sulla durata della vita: 10,7 anni di longevità mediana per i chocolate, contro 12,1 per gli altri colori. La mediana complessiva della razza era 12,0 anni; le cause di morte più frequenti, per tutti i colori, i problemi muscoloscheletrici (24,5 %) e i tumori (21,1 %).
Come leggerlo, senza allarmismo e senza minimizzare:
- È una correlazione su una popolazione, non una legge sul singolo cane. Dice cosa succede in media ai chocolate inglesi, non cosa succederà al vostro.
- Gli autori non incolpano il pigmento. L’ipotesi è che la selezione spinta sul colore, recessivo e quindi ottenibile solo con accoppiamenti mirati, abbia ristretto il pool genetico dei chocolate, e che con il pool ristretto siano aumentate le predisposizioni a otiti e dermatiti. In altre parole: non è il marrone a far male, è aver allevato per il marrone.
- La difesa è nella selezione. Un allevatore che sceglie i riproduttori per salute, temperamento e conformità allo standard, e lascia che il colore arrivi da solo, non riproduce il problema. Uno che accoppia due chocolate qualsiasi perché “i chocolate si vendono”, sì.
Nella pratica, per chi ha già un chocolate in casa: controllo delle orecchie ogni settimana, asciugatura dopo il bagno e dopo il lago, e attenzione alla pelle nei mesi caldi. Sono le due voci dove lo studio ha trovato la differenza, e sono entrambe cose che si prevengono.
Il mito del carattere
“I chocolate sono più matti.” “I chocolate sono meno intelligenti.” Lo si sente dire da chi ha avuto un chocolate vivace, e da chi ne ha avuto uno tranquillo si sente il contrario.
L’unico studio serio in materia è del 2014: Lofgren e colleghi hanno raccolto questionari su 1.978 Labrador britannici. I chocolate sono risultati un po’ più eccitabili e un po’ meno addestrabili dei neri e dei gialli, con differenze piccole. Ma la conclusione degli autori è un’altra: la variabile che spostava davvero il carattere era la linea di sangue, da lavoro o da esposizione, non il colore. E i dati venivano dai proprietari, che sul proprio cane non sono osservatori neutrali.
La spiegazione più probabile è storica: il chocolate è stato per decenni un colore da compagnia, quasi assente nella selezione da lavoro, dove si sceglievano cani neri per addestrabilità e calma. Il colore non fa il carattere; il colore racconta da quale linea viene il cane.
Il consiglio pratico è lo stesso di sempre: si sceglie la cucciolata, non il colore. Le differenze di temperamento fra due fratelli della stessa nidiata sono più grandi di quelle fra un colore e l’altro.
Cura del mantello chocolate
Il pelo del chocolate non richiede niente di diverso dagli altri colori: doppio strato, muta due volte l’anno, spazzola settimanale. Due particolarità:
- D’estate schiarisce. Il pigmento marrone è più sensibile al sole del nero, e dopo qualche settimana all’aperto le punte prendono un riflesso rame, soprattutto sul dorso. Gli inglesi lo chiamano bronzing. Torna tutto con la muta. Non c’entra l’alimentazione, anche se qualcuno ve lo dirà.
- Il tartufo cambia con le stagioni. In molti chocolate il naso si schiarisce un po’ d’inverno e torna scuro con la bella stagione. È normale.
Un chocolate che vive molto fuori, come i nostri, sarà sempre un po’ meno “cioccolato fondente” a settembre che a marzo.
I chocolate di casa Soeli
Leo è il nostro stallone chocolate. Nabucco, chocolate con affisso Casa Paraporti, è lo stallone esterno padre della cucciolata di aprile 2026. Le loro schede dicono, voce per voce, quali controlli sanitari esistono e quali no: preferiamo una casella “non eseguito” a un aggettivo.
Non facciamo cucciolate “per il chocolate”. Scegliamo l’accoppiamento per quello che i due cani si portano dietro, e il colore dei cuccioli lo scopriamo con loro.
Fonti
- FCI — Standard n° 122 del Labrador Retriever, 30 settembre 2022, traduzione ufficiale ENCI. Sezioni Colore, Occhi, Difetti eliminatori.
- McGreevy P.D. et al., Labrador retrievers under primary veterinary care in the UK: demography, mortality and disorders, Canine Genetics and Epidemiology, 5:8, 2018. Programma VetCompass, Royal Veterinary College. Accesso libero.
- Lofgren S.E. et al., Management and personality in Labrador Retriever dogs, Applied Animal Behaviour Science, 156, 2014.
- University of California, Davis — Veterinary Genetics Laboratory, Inheritance of coat color in the Labrador Retriever: geni TYRP1 (locus B) e MC1R (locus E).
Questa guida serve a farvi fare le domande giuste. Non sostituisce il parere del vostro veterinario, che è l’unico a poter valutare il singolo cane.
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Chi ha scritto questa guida
Enrico Lanfossi alleva Labrador Retriever a Comabbio (Varese) dal 2016. Le indicazioni di questa pagina nascono dall'esperienza diretta dell'allevamento e da fonti veterinarie, ma non sostituiscono la visita e il parere del medico veterinario, che resta l'unico a poter valutare il singolo soggetto.
L'allevamento SoeliFAQ
Domande frequenti
Se la risposta non c'è, scriveteci: rispondiamo noi, non un call center.
- Due Labrador chocolate possono avere cuccioli neri?
- No, mai. Il chocolate è un colore recessivo: un cane è chocolate solo se ha due copie del gene b, e può trasmettere ai figli soltanto quello. Due genitori chocolate danno cuccioli chocolate o, se entrambi portano anche il gene del giallo, cuccioli gialli. Un cucciolo nero da due genitori chocolate significa che uno dei due non è il padre dichiarato: è uno dei casi in cui il profilo del DNA depositato serve davvero.
- Due Labrador neri possono avere cuccioli chocolate?
- Sì, se entrambi sono portatori del gene b. Il nero copre il chocolate: un cane nero può essere BB oppure Bb, e dall'esterno non si distingue. Se due neri Bb si accoppiano, in media un cucciolo su quattro nasce chocolate. È esattamente quello che è successo nella nostra cucciolata di aprile 2026: Ginger, nera, con Nabucco, chocolate, ha dato cuccioli neri e chocolate, quindi Ginger porta il gene b.
- I Labrador «silver», «charcoal» o «champagne» sono chocolate chiari?
- No, sono un'altra cosa. Sono cani con il gene della diluizione (d/d), che schiarisce il pigmento di base: silver è un chocolate diluito, charcoal un nero diluito, champagne un giallo diluito. Lo standard FCI ammette solo nero, giallo e fegato-cioccolato e considera «qualsiasi altro colore del mantello o combinazione di colori» un difetto eliminatorio. Un chocolate chiaro nello standard c'è, e non ha il pelo grigio-argento né gli occhi chiarissimi dei diluiti.
- Il Labrador chocolate vive meno?
- Uno studio del 2018 su 33.320 Labrador seguiti dai veterinari inglesi ha trovato una longevità mediana di 10,7 anni per i chocolate contro 12,1 per gli altri colori, oltre a più otiti e più dermatiti. Gli autori ipotizzano che la selezione spinta sul colore, che è recessivo e quindi richiede accoppiamenti mirati, abbia ristretto il pool genetico dei chocolate. È una correlazione osservata su una popolazione, non una condanna per il singolo cane: dipende da come è stato selezionato. Il modo per proteggersi è scegliere un allevatore che seleziona per salute e temperamento, e che il colore lo lascia arrivare da sé.
- È vero che i chocolate sono più «matti» o meno addestrabili?
- È uno dei miti più diffusi, e la scienza dice: quasi niente. Uno studio del 2014 su 1.978 Labrador, basato su questionari ai proprietari, ha trovato piccole differenze (i chocolate un po' più eccitabili e un po' meno addestrabili), ma ha concluso che a pesare davvero è la linea di sangue, da lavoro o da esposizione, non il colore. Le differenze di carattere fra un cucciolo e l'altro della stessa cucciolata sono più grandi di quelle fra un colore e l'altro.
- Perché il mio chocolate d'estate diventa rossiccio?
- È il sole. Il pigmento marrone si schiarisce con l'esposizione e le punte del pelo prendono un riflesso rame, soprattutto sul dorso: gli inglesi lo chiamano bronzing. Non è una malattia e non è un difetto di alimentazione; con la muta il colore torna pieno. Un chocolate che vive molto all'aperto sarà sempre un po' più chiaro d'estate che d'inverno.
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